Uno schiaffo sadomaso al Nord (poco) tollerante Luglio 15, 2007
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Mostra Sì. Mostra No. Mostra Nì. Mostra a patto che. Mostra no, troppo per i milanesi. In poco meno di due mesi la giunta comunale del capoluogo lombardo censura i prodotti della cultura omosessuale. Prodotti, sì, prodotti. Alcune delle opere, è innegabile, di artistico avevano ben poco. Volevano solo provocare. L’arte, o quella che viene spacciata per tale, coltiva anche questo.La censura, in ogni caso, è sintomatico di un regime (si chiama così). Come nelle migliori tradizioni, l’imperatore è stato sbugiardato da chi non si sarebbe mai aspettato. Dai terroni, in questo caso. La mostra sull’omosessualità potrebbe avere come domicilio il poco arretrato mezzogiorno. Un schiaffo al limite del sadomaso. Interessante l’annotazione formulata da Natalia Aspesi su quanto è successo a Milano. “Spiace che tutto questo improvvido casino frutto di disimpegno e maniacale voglia di protagonismo, faccia parlare di omosessualità come peccato e oscenità proprio mentre faticosamente si tenta di riportare un discorso sereno e costruttivo sui famosi Pacs, diventati Dico e al presente, in attesa di ulteriore sigla Cus (… cus?)
Le 3 di Mimun Luglio 15, 2007
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Arriva al TG5 Mimun. Tutti se lo aspettavano, nessuno avvallava il pettegolezzo. Intervistato da “l’Espresso” il giornalista ha dichiarato:
“Informare senza annoiare” (Enzo Biagi)
“I fatti separati dalle opinioni” (Lamberto Sechi)
“Conoscere per deliberare” (Luigi Einaudi)
Diferentes: dalla Corea del Sud arriva una sentenza choc. Un feto non è una persona prima del parto Luglio 15, 2007
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Corea del Sud: sentenza choc della Corte Suprema. Un feto non è una persona prima del parto
Seoul. Secondo quanto stabilito, nei giorni scorsi, dalla Corte Suprema sudcoreana un feto non può essere considerato un essere umano fino a che non iniziano le doglie della madre. La decisione sarebbe stata presa dopo la denuncia esposta nel 2001 da una giovane donna contro la propria ostetrica, rea di aver provocato al bambino della querelante un’emorragia celebrale a causa della quale sarebbe morto. Il feto era di 42 settimane e pesava oltre cinque chili. L’assistente al parto, accusata di omicidio colposo, grazie al verdetto della Corte Suprema sarà condannata solo per negligenza sanitaria. Il reato prevede una multa (come in questo caso) o un anno di carcere. Quanto stabilito dall’organo giudiziario ha causato, inevitabilmente, una serie di polemiche. Secondo il prof. Lee Dong-ik (docente di medicina presso l’Università cattolica di Corea e membro della Commissione bioetica della Conferenza episcopale nazionale) “ogni Paese ha delle piccole differenze in campo legale su dove inizi o come considerare la vita, ma nessuno oltre ai giudici coreani ha mai stabilito che un bambino non nato non è un essere umano”.India: bimba buttata nel fiume dal padre. Troppo povero per poterla curare
New Delhi. Una bambina di 7 anni, gettata in un fiume dal padre che non poteva pagarle le spese mediche, è stata salvata da un pescatore. Sarita (questo è il nome della bambina che da tre anni soffre di insufficienza renale), dopo i dovuti accertamenti, è tornata a casa dalla madre. Del padre, non si hanno notizie, tanto che la madre dello scomparso ha dovuto fare un appello in televisione. “Siamo gente povera – spiega Babuna, nonna paterna di Sarita – e mio figlio ha fatto del suo meglio per far curare Sarita, anche portandola a Mumbai per 4 mesi. Ora spero solo che stia bene e che torni a casa, non m’importa se la polizia lo prende”. Dopo il servizio giornalistico Sudarshan Ballal (direttore dell’ospedale Manipal) si è offerto di curare gratuitamente la bambina. In India ogni anno tra 150 e 200mila persone contraggono gravi insufficienze renali, che portano il 95% a una lenta e dolorosa morte. La maggior parte di loro, come la piccola Sarita, non può pagarsi le cure.
Italia: assegno di maternità anche alle rifugiate politiche
I Ministri del Lavoro e delle Politiche Sociali (preseduti rispettivamente da Cesare Damiano e Paolo Ferrero) hanno proposto l’estensione dell’assegno di maternità anche alle rifugiate politiche residenti in Italia, malgrado non siano in possesso della carta di soggiorno necessaria a tutte le donne extracomunitarie per ottenere l’indennizzo della maternità. Attualmente, precisano in una nota congiunta i due Ministri, le rifugiate politiche potranno avvalersi solo di questo tipo di provvedimento. Per loro non è ancora previsto l’assegno concesso per il terzo figlio.
Via | affaritaliani.it
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